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Milk presenta: “IL LUPO IN CALZONCINI CORTI”. Un gesto di produzione consapevole.
Come vivono i figli degli omosessuali? E’ possibile che due uomini crescano un bambino? Chi è la co-mamma? Cosa sono le famiglie omogenitoriali? Ne esistono in Italia?
Le 3 famiglie protagoniste del documentario “Il lupo in calzoncini corti” di Lucia Stano e Nadia delle Vedove rispondono a queste domande lasciandoci entrare nelle loro vite.
Luca e Francesco stanno insieme da 13 anni e il loro desiderio di diventare padri potrebbe diventare realtà grazie ad una clinica canadese che li sta aiutando ad attuare la “Surrogacy”. Una donna si è offerta di portare avanti la gravidanza al posto loro e il giorno in cui atterreranno in aeroporto con un bambino tra le braccia sarà l’inizio di un sogno. Fino ad allora il percorso è lungo e difficile, tra inseminazioni andate a male, nuovi tentativi e una grande forza di volontà.
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Black, lo sceneggiatore di Milk, ricorda Harvey e parla della speranza.

Il 6 Maggio scorso in California, Dustin Lance Black, lo sceneggiatore del film “MILK”, ha tenuto un discorso davanti alla commissione per l’istruzione, per sostenere una legge che riconoscerebbe i sacrifici fatti da Harvey Milk in quel lungo e tortuoso cammino chiamato battaglia per i diritti.
Visto il clima di insicurezza e disagio, in cui molti di noi potrebbero sentirsi a causa degli ultimi episodi di violenza, abbiamo pensato di tradurlo e riproporverlo in italiano.
Grazie per avermi ospitato qui oggi.
Voglio spiegare a tutto voi, per quale motivo penso sia di vitale importanza che lo Stato della California dedichi una giornata alla commemorazione di Harvey Milk.
Sapete, sono cresciuto in un ambiente conservatore, con genitori eterosessuali e una Chiesa che condannavano l’omosessualità.
Durante la mia vita ho sentito quella parola, omosessualità, e una marea, una ripugnante marea, di altri sinonimi, più coloriti e pieni di odio.
E anche io, come altri membri della comunità LGBT, sapevo sin da piccolo di essere gay e che, quindi, ero inferiore agli altri bambini a scuola, che qualcosa in me era sbagliato e che, stando a quanto diceva la mia Chiesa, ero tra i peccatori, gli assassini e gli stupratori..io, un bambino di sei anni, alto non più di un metro.
A questo punto avevo due opzioni: farmi da parte, non distinguermi dalla norma, cercare di evitare di essere notato, in una sola parola: scomparire.
Oppure, soluzione più drastica, togliermi la vita, non sarei stato un caso isolato: oggi almeno un ragazzino omosessuale su tre pensa seriamente al suicidio ed è quattro volte più probabile che si uccida rispetto ai suoi fratelli o sorelle omosessuale, nove volte se proviene da una famiglia che non lo accetta. Di quelli che sopravvivono e fanno coming out il 26% è sbattuto fuori di casa.
Questo non è il finale della mia storia. Io sono stato fortunato, a 14 anni un direttore di teatro dell’area della Baia mi raccontò la storia di Harvey Milk, un uomo dichiaratamente gay, che ha lottato contro i pregiudizi e l’ipocrisia, ha vissuto apertamente la sua condizione, è stato eletto ad una carica istituzionale e ha acceso la fiamma del movimento globale per i diritti LGBT.
Ovviamente, la sua storia mi diede speranza e, per la prima volta dopo tanti anni, non volli più togliermi la vita e non piansi più fino ad addormentarmi la domenica sera. Anzi, iniziai a sognare, smisi di tentare di scomparire e incominciai a cercare di distinguermi dagli altri.
Ma a scuola, non ho mai sentito niente su di Lui, nemmeno una singola parola su un personaggio di rilievo della communità LGBT. E’ stato necesario un colpo di fortuna per sentire la sua storia, un colpo di fortuna per salvarmi la vita e questo non è giusto.
A differenza di altre minoranze, i ragazzi omosessuali non nascono in famiglie con un padre gay o una madre lesbica. E’ così che stanno le cose non abbiamo genitori che possano comprendere l’orgoglio, l’ispirazione, l’autostima d’acciaio necessari per stare a questo mondo come membri di una minoranza sessuale.
Per questo è di vitale importanza assicurarsi che questi ragazzi abbiano l’opportunità di sapere che è esistito un capostipite che gli ha amati per quello che erano, ha combattuto per loro ed era disposto a dare anche la sua stessa vita, pur di assicurarsi che essi oggi potessero vivere più serenamente. Quest’uomo è Harvey Milk.
Le cose stanno così: dedicare una giornata ad Harvey Milk non costa niente a questo Stato, non farlo avrebbe dei costi altissimi. Ai giovani costerebbe la loro autostima, i loro sogni, per molti, molti altri potrebbe costare addirittura la vita.
Sono qui di fronte a voi oggi come prova vivente del fatto che anche solo sapere la storia di Harvey Milk può salvare la vita.
Ma non possiamo più lasciare questo compito al caso, è un nostro dovere morale incoraggiare le nostre scuole e i nostri concittadini a celebrare e rendere tutti partecipi della storia di uno dei più grandi eroi di questa nazione: Harvey Bernard Milk, creando una giornata in suo onore.
Prossimi eventi: state pronti!

Venerdì 17, Sabato 18, Domenica 19 Luglio
Banchetto informativo
presso la Festa del Sole
Cassano d’Adda (MI), Centro Sportivo Facchetti, viale Europa
Lunedì 20 Luglio
Presentazione del film Milk di Gus van Sant
presso la rassegna ‘Fuori il cinema’
Treviglio (BG), Scuola Media Cameroni, via Bellini
Giovedì 23 Luglio
Pregiudizi e omosessualità in Italia
nell’ambito della scuola di formazione dell’associazione Manitese
Gorgonzola (fraz. Villa Pompea, MI), Oratorio San Carlo, P.zza Giovanni XXIII
E ora parliamo di sesso… In Italia, oggi.
Ecco il primo articolo di un nostro nuovo volontario blogger! Buona lettura!
Qualche sera fa ho avuto modo di vedere il film “Kinsey – E ora parliamo di sesso…”. Si tratta di un biopic sulla vita del sessuologo statunitense Alfred Kinsey e sulla lotta che questo personaggio ha dovuto combattere per condurre, nell’America puritana, studi scientifici approfonditi su di un argomento scabroso, come quello della sessualità.
Prima d’ora non avevo mai sentito parlare della figura di Alfred Kinsey, ammetto la mia ignoranza. Vedendo le immagini del film, ambientato nell’America da fine anni ’30 fino agli anni ’50, ho tuttavia ritenuto che la sua figura e la sua storia possano essere oggi di grande attualità. Penso ad alcuni fenomeni in particolare, della cronaca quotidiana degli ultimi tempi: al Papa che afferma l’inutilità dei preservativi per prevenire l’Aids, alle nascenti associazioni che ritengono che l’omosessualità sia una malattia da curare, a personaggi come Paola Binetti o a tante altre situazioni (in televisione, sui giornali e via dicendo; mi viene in mente una recente puntata di Porta a Porta) in cui lo specialista di turno si sente autorizzato a fornire una visione distorta, assurda e medievale della vita sessuale degli individui.
Il film è fortemente a tesi; non si presenta quindi come documentario neutro sulla vita dello studioso statunitense. La vicenda è fortemente drammatizzata, tuttavia mantiene una discreta funzione informativa.
Mi sembra di poter individuare, nel corso del film, due tematiche principali: la prima è che vi sia una grande ignoranza sulla questione sessuale. Questo perché per questioni sociali è difficile trattare di un argomento del genere, su cui sono sempre stati esercitati molti tabù e pregiudizi. Ciò ha portato ad una tale ignoranza in materia che ha spesso portato gli individui a vivere infelicemente o quantomeno problematicamente la propria vita sessuale.
La seconda è che tale ignoranza può essere colmata. E può esserlo tramite una ricerca scientifica accurata e priva di pregiudizi. Questa giunge a dimostrare che la diversità in campo sessuale è più una norma che non una deviazione.
Credo che queste linee guida siano particolarmente significative, ancora oggi, in particolare in una situazione come quella italiana, in un periodo in cui si mischiano scienza ed ideologia, in cui le informazioni vengono manipolate, in un periodo in cui vengono sbandierati studi pseudo-scientifici sulla sessualità, per lo più a scopo elettorale e morale, quando non per cieca ottusità. L’idea di non parlare a vanvera di un argomento importante come la sessualità, bensì la necessità di trattarne con cognizione di causa ed intelligenza potrebbe essere oggi, come allora, un’idea addirittura rivoluzionaria.
Enrico Guerini
BIM, MILK E CHE GUEVARA
A seguito delle segnalazioni di alcuni nostri iscritti, del sito Notiziegay.com e di alcuni blogger, oggi abbiamo contattato telefonicamente BIM Distribuzione per chiedere chiarimenti e spiegazioni in merito ad un messaggio inviato su Facebook ai membri del gruppo ufficiale italiano dedicato al film “Milk”.
Questo messaggio consigliava di recarsi al cinema a vedere il recente film di Steven Soderberg dedicato ad Ernesto Che Guevara, e sembrava stendere un paragone diretto tra l’attivista gay e il rivoluzionario cubano (entrambi parimenti definiti come eroi che lottarono per la libertà e contro le ingiustizie) piuttosto ardito… ma, soprattutto, abbiamo trovato che l’invito fosse inopportuno considerando ciò che “il Che” pensava e faceva agli omosessuali, per i quali propose campi di rieducazione e l’eliminazione: una linea duramente omofoba ben seguita anche dal regime castrista sino a tempi recenti (così come attestato, ad esempio, dalla produzione autobiografica del grande scrittore Reinaldo Arenas) ma evidentemente poco conosciuta dagli italiani, anche nell’ambito gay.
Ebbene, confermando la linea di massima cortesia ed ascolto che ha contraddistinto BIM nel relazionarsi con noi in occasione dell’uscita di “Milk”, la responsabile marketing Laura Crivellaro ha ascoltato a lungo e con attenzione le nostre perplessità, la nostra spiegazione relativa alle realtà legate alla persecuzione cubana dei gay e alle sensibilità coinvolte, ha desiderato informarsi ed informare i colleghi in merito alle questioni per cui ritenevamo non opportuno il messaggio, ci ha spiegato i meccanismi che hanno portato al suo invio e ha prontamente spedito a tutti membri del gruppo facebook in questione il testo (ufficialmente firmato BIM) che riportiamo qui sotto.
Ci piaceva riportare questa notizia, a segno del fatto che molto più spesso di quanto si creda le nostre ragioni vanno semplicemente spiegate.
—-
Cari amici, a seguito delle segnalazioni giunte dopo l’invio
agli iscritti di questo gruppo dell’invito alla visione del
film “Che, l’Argentino” di Steven Soderbergh, BIM intende
chiarire le fraintese motivazioni di questo messaggio.
BIM ha ampiamente dimostrato attenzione e cura nella
distribuzione di pellicole che hanno contribuito a far
positivamente familiarizzare il grande pubblico con la
realtà omosessuale (si pensi a “I segreti di Brokeback
Mountain” e “Milk”) anche quando l’esito commerciale di tali
operazioni era tutt’altro che scontato.
Non era quindi nostra intenzione ferire alcuno nel segnalare
tramite il gruppo facebook dedicato a “Milk” un altro
biopic.
Non entrando nella questione della valutazione storica e
politica che è dovuta al personaggio rappresentato nel
biopic, ci fermiamo alla qualità della pellicola di
Soderbergh, certi che le nostre migliori intenzioni siano
state dimostrate dalla nostra recente e fruttuosa
collaborazione nella promozione di “Milk” con i circoli
omosessuali Milk Milano, Mario Mieli di Roma, e Arcigay.
BIM Distribuzione
Che cinema: vittoria!
Milk- L’anteprima.
La serata è stata aperta da un ricco aperitivo al Paso de los Toros, in cui ci ha fatto graditissima (e divertente) compagnia l’on. Anna Paola Concia, che ha risposto a tutte le nostre curiosità e domande sullo stato dei nostri diritti in parlamento, sulla politica del suo partito e sulla… brrrrrrr… Binetti. Grazie per la disponibilità Anna Paola, a presto!!!
Tutti in attesa…
Bene, ragazzi, ci siamo.
L’attesa è finita.
Da domani, per chi lo vedrà in anteprima al Cinema Apollo
oppure
da dopodomani, nelle sale per tutti quanti
MILK per tutti!
Ora tocca a noi!
“Siamo qui per reclutarvi tutti”
Oggi vi regaliamo una galleria di immagini dell’epoca: sono documenti originali del tempo.
Buon viaggio nel passato!

















