Posts Tagged ‘cinema’
Differenti punti di vista.
Quattro film che malgrado siano entrati a pieno titolo nella storia del cinema omosessuale per diverse vicissitudini sono usciti dal circuito di “mainstream”. Quattro film da (ri)scoprire.
“L’immagine sospesa” in collaborazione con “Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk” organizza la proiezione di quattro film che hanno fatto la storia del cinema gay a Treviglio, provincia di Bergamo. Ogni proiezione è preceduta da un aperitivo insieme (ore 19) presso l’Al D Café & Restaurant (via Galliari 6), per conoscerci e conoscere i film (proiezione presso la Biblioteca Comunale, ore 21.15).
Possibilità di tesserarsi congiuntamente Immagine Sospesa e Milk. I tesserati Milk potranno accedere al ciclo di proiezioni al costo di 1 euro.
Treviglio è facilmente raggiungibile grazie al passante ferroviario!!!
Film in programma:
1 febbraio: ‘Belli e dannati’ di Gus Van Sant, USA 1991, 102′
8 febbraio: ‘Lo schermo velato’ di Rob Epstein, USA 1995, 102′
15 febbraio: ‘Mery per sempre’ di Marco Risi, Ita 1989, 110′
22 febbraio: ‘Querelle’ di Rainer Werner Fassbinder, Ger 1982, 120′
Milk segnala: “Sogno il mondo il venerdì”. Milano queer al cinema.

di Pasquale Marrazzo
con Giovanni Brignola, Anis Gharbi, Laura Ferrari, Domenico Balsamo, Elena Calligari
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Prossimi eventi: state pronti!

Venerdì 17, Sabato 18, Domenica 19 Luglio
Banchetto informativo
presso la Festa del Sole
Cassano d’Adda (MI), Centro Sportivo Facchetti, viale Europa
Lunedì 20 Luglio
Presentazione del film Milk di Gus van Sant
presso la rassegna ‘Fuori il cinema’
Treviglio (BG), Scuola Media Cameroni, via Bellini
Giovedì 23 Luglio
Pregiudizi e omosessualità in Italia
nell’ambito della scuola di formazione dell’associazione Manitese
Gorgonzola (fraz. Villa Pompea, MI), Oratorio San Carlo, P.zza Giovanni XXIII
Storia minima dell’HIV nel cinema: i “capisaldi” del genere /2
…segue (la prima puntata è qui)
Philadelphia (1993) di Jonathan Demme
Finalmente nel 1993 anche Hollywood decide di trattare, a suo modo, il tema AIDS. Grande budget, protagonisti due star di prima grandezza come Tom Hanks e Danzel Wahsington (prima di loro Daniel Day-Lewis, Michael Keaton, Andy Garcia, Bill Murray e Robin Williams avevano rifiutato il ruolo) più un contorno di grandissimi caratteristi, tutti al servizio di regista talentuoso.
La storia è alquanto semplice: un ricco e affermato avvocato gay (velato) di Philadelphia perde il lavoro quando nel suo studio si viene a sapere che ha contratto il virus dell’HIV. Quando decide di far causa ai sui datori di lavoro l’unico disposto a rappresentarlo in giudizio è un giovane avvocato afro-americano decisamente omofobo. Durante il processo i due avranno modo di conoscersi meglio è diventare amici.
Le regole della settima arte non sono precise e “matematiche” come quella della chimica o della culinaria: sommando ingredienti di prima qualità qualche volta il risultato è una pietanza alquanto piatta e insapore. Il film non va mai oltre la professionalità: lodabili le interpretazione dei protagonisti (Hanks si aggiudicò anche un Oscar per un’interpretazione accorata anche se spesso un po’ troppo sopra le righe), pulita e lineare la regia, chiara semplice la sceneggiatura. Anche questo film soffre di una struttura troppo didascalica; da un lato cerca di presentare il dramma dell’AIDS nel modo più realistico possibile ma dall’altro non rinuncia mai ad essere sempre politicamente corretta ad oltranza, soprattutto per non alienarsi i favori del grande pubblico: a non scontentare nessuno, certe volte, si scontentano tutti.
Inoltre sia in “Philadelphia” che in “Che mi dici di Willy?” gli unici malati di AIDS sono o omosessuali o drogati o emofiliaci, un po’ come se l’AIDS riguardasse solo queste categorie.
Le notti selvagge (1992) di Cyril Collard
Quando “Le notti selvagge” usci nei cinema di tute Europa fu accompagnato da innumerevoli polemiche e ben presto la pellicola spacco in due pubblico e critica. Basta leggere la trama per capire il perché.
Jean, un giovane cine-operatore bisessuale parigino fidanzato un Laura, inizia una relazione clandestina con Sammy, aitante giocatore di Rugby di origine spagnole. Quando Jean scopre di essere sieropositivo decide di non avvertire i propri partner e di continuare ad avere con loro rapporti sessuali non protetti.
Film disperato ma anche incredibilmente sincero: Collard regista e protagonista della pellicola morirà di AIDS pochi mesi dopo che il film raggiunse le sale francesi. “Le notti selvagge” rimane un’opera difficile da digerire oggi come lo fu più di quindici anni fa. Sia chiaro: fare sesso non protetto, specialmente se si sa di essere sieropositivi, è una follia assoluta, un atto criminale; però in diversi passaggi Collard riesce a comunicare al pubblico in maniera diretta e shoccante tutto il dramma di un giovane che, trovatosi faccia a faccia con la morte, non riesce a far a meno di reagire in modo autodistruttivo e nichilista, forse in maniera troppo narcisista ma senza autocompiacimento.
Jeffrey (1995) di Christopher Ashley
Finiamo la nostra mini-rassegna con una divertente e riuscita commedia.
Scritta da Paul Rudnick (stella nascente del teatro Off di New York, autore di “In & Out” e futuro sceneggiatore del delizioso “La donna perfetta”) “Jeffrey” è l’adattamento per il grande schermo una riuscitissima e premiatissima pièce teatrale (in Italia fu portato in scena da Fabio Canino) che impose all’attenzione della critica il giovane autore, tanto da meritarsi il soprannome di “the gay Neil Simon” .
Jeffrey, aitante gay e attore fallito, ha una vita sessuale molto intesta ma anche molto stressante da quando l’incubo del HIV ha reso il sesso così rischioso e complicato. Per dare un nuovo senso alla propria esistenza il nostro eroe decide così di non avere più rapporti sessuali e di concentrarsi soltanto sulla propria carriera. Il caso vuole che proprio lo stesso giorno incontri Steve, brillante barman di cui Jeffrey si innamora a prima vista. Quando Steve confesserà a Jeffrey di essere sieropositivo il nostro eroe scapperà a gambe levate per paura di iniziare un rapporto che lui giudica troppo difficile da gestire.
Come è logico aspettarsi da una commedia romantica l’amore alla fine trionferà e Jeffrey capirà finalmente che si può amare anche ai tempi dell’AIDS e che in una relazione la sieropositività di uno dei partner non è un ostacolo insormontabile ma solo una condizione come un’altra.
Scritto con uno stile eclettico, pieno di scene divertenti e di guest star scelte con innegabile gusto camp (su tutti Nathan Lane nella parte di un prete cattolico, gay e ninfomane) “Jeffrey” è un prodotto quasi unico nel panorama dei film GLTB degli ultimi vent’anni: un film finalmente divertente e scorretto in cui non si ride degli omosessuali ma con gli omosessuali; un’opera piena di energia e ottimismo con un messaggio semplice ma rivoluzionario: l’AIDS si combatte anche con l’ironia e la gioia di vivere!
Storia minima dell’HIV nel cinema: i “capisaldi” del genere.
Gli sceneggiatori non sapevamo come approcciare l’argomento: “Una gelata precoce” assomiglia a mille altri film per la televisione: provate a immaginare il classico polpettone in cui al protagonista viene diagnosticato un cancro, sostituite la parola cancro con AIDS, aggiungete una manciata di luoghi comuni tipici delle produzioni televisive (interminabili liti familiari, l’immancabile scena in ospedale con il dottore stronzo e l’infermiera buona e caritatevole, il finale riparatore e ottimista etc. ) e avrete un’idea di che tipo di prodotto stiamo parlando.
Un’opera bruttina e sgraziata che però rimane fondamentale nella storia del cinema gay e che negli anni ha conservato, nel bene e nel male, un posto nel cuore di gran parte del pubblico omosessuale. A questo va poi aggiunto un interessantissimo cast che non poteva non fra breccia almeno cuori dei gay-cinefili: i ruoli di mamma e papà furono affidati alla coppia Gena Rowlands e Ben Gazzara, già eroi del cinema indipendente americano, a cui si aggiunse l’ex star di Broadway, Sylvia Sidney nei panni di una dolce e comprensiva nonnina.
Che mi dici di Willy? (1990) di Norman René
Pochi anni dopo “Una gelata precoce” il produttore indipendente Samuel Goldwyn Jr. (figlio del Samuel Goldwin fondatore della M.G.M.) e la TV pubblica americana P.B.S. producono e distribuiscono il primo film sulla AIDS che riesce ad avere una buona distribuzione sia negli Stati Uniti che in Europa.
Le vite di un gruppo di ricchi omosessuali di New York viene stravolta quando su tutti i giornali si comincia a parlare di una nuova malattia che colpisce gay e drogati: è l’inizio di una pandemia che decimerà la comunità gay e cambierà per sempre la vita dei sopravvissuti.
Questa vola il risultato è sensibilmente migliore, anche grazie al lodevole lavoro del regista e dello sceneggiatore, Craig Lucas, molto più empatici sull’argomento: entrambi gay dichiarati vissero in prima persona cio che raccontano nella pellicola (René morirà proprio di AIDS nel 1996).
Ottime anche le prove degli attori: su tutti brilla uno straordinario Bruce Davison che grazie a questo film riceverà diversi importanti premi fra cui un globo d’oro, il prestigioso New York Film Critics Circle Awards, l’Independent Spirit Awards e persino una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Qualche difetto la pellicola lo ha di sicuro, sopratutto per colpa di una sceneggiatura “a tesi” un po’ troppo prevedibile e schematica (diciamo pure didascalica), che la fanno assomigliare troppo ad un’opera per la televisione.
continua…
GOOD AS YOU: al cinema con il Milk

Care amiche e cari amici, Milk Milano è lieto di annunciare con questo post la ormai prossima nascita del cineforum “Good As You”, organizzato in collaborazione con l’associazione culturale “La scheggia”. Questo progetto rientra a pieno titolo nel nostro intento di collaborare a trecentosessanta gradi con le realtà esistenti a Milano: siamo quindi felicissimi di aver trovato negli amici de “La scheggia” un gruppo che ha accolto con entusiasmo questa iniziativa per fare conoscere a tutti alcuni punti di vista glbt sulla nostra realtà.
Un grazie di cuore deve essere rivolto ai nostri volontari che si sono impegnati nella pianificazione ed ideazione del tutto: Alessandro, Marco, Andrea e Roberto.
“Good as you”, è stato uno dei primi slogan del movimento omosessuale durante le marce di protesta alla fine degli anni ’60: “Good as you”, ossia “buoni come voi”. Perché le questioni con cui si devono confrontare le persone omosessuali sono le stesse con cui si devono confrontare tutti, solo declinate in modo differente. Il Circolo di cultura omosessuale “Harvey Milk”, grazie alla collaborazione e all’ospitalità de “La Scheggia”, presenta 4 film che parlano di noi, delle nostre famiglie, delle nostre paure, delle nostre felicità, del nostro posto nella società.
QUANDO
Ecco il calendario:
17 marzo “Nessuno uguale”
24 marzo “Stonewall”
31 marzo “Che mi dici di Willy”
7 aprile “Mambo italiano”
La rassegna è ospitata presso la sede de “La scheggia” in via Dolomiti 11, Milano.
Per raggiungere la sede:
in metropolitana linea 1, fermata TURRO;
in auto da Piazzale Loreto seguire Viale Monza in direzione Sesto San Giovanni, e all’altezza di Via Petrocchi svoltare a destra.
COME
Inizio delle proiezioni ore 21.30
Biglietto di ingresso: 2€ + tessera “La Scheggia” di 6€.
Per i tesserati Milk Milano la tessera “La Scheggia” è ridotta a 4€.
Vi aspettiamo numerosi!
Tutti in attesa…
Bene, ragazzi, ci siamo.
L’attesa è finita.
Da domani, per chi lo vedrà in anteprima al Cinema Apollo
oppure
da dopodomani, nelle sale per tutti quanti
MILK per tutti!
Ora tocca a noi!
“Siamo qui per reclutarvi tutti”
Oggi vi regaliamo una galleria di immagini dell’epoca: sono documenti originali del tempo.
Buon viaggio nel passato!

GAY.tv TI REGALA L’ANTEPRIMA DI ‘MILK’ CON MILK MILANO: MANDA LA TUA SPERANZA E PARTECIPA!
GAY.tv offre ai propri visitatori la possibilità di partecipare all’anteprima di MILK organizzata da Milk Milano in collaborazione con BIM Film. Leggi come e partecipa visitando GAY.tv
“Dovete dargli speranza”. Questo diceva Harvey Milk negli anni ’70. Anni in cui essere gay ed essere eletto ad una carica politica significava infrangere un record. Sembrano mille secoli fa, sono solo 30 anni, penseranno quelli di voi che sono ben fieri (e a ragione) di vivere nell’epoca-Obama. Ed è proprio il primo afro-americano ad essere stato eletto Presidente degli Stati Uniti d’America ad aver riportato in auge il concetto di Hope, Speranza, che mai come oggi sembra attuale e necessario.
Vi riportiamo un brano tratto da un celebre discorso di Harvey Milk per stimolarvi, poi prendete penna e calamaio e scriveteci cosa sperano un ragazzo o una ragazza gay italiani oggi: cosa è per voi la speranza? In cosa è riposta la vostra speranza? Cosa significa, oggi, per un giovane gay italiano “avere una speranza”?
La lunghezza massima dell’elaborato è di 600 caratteri. Inviate il tutto a redazione@gay.tv con il vostro nome, cognome, link al profilo in community e numero di cellulare ed in oggetto ‘MILK – SPERANZA’: ad insindacabile giudizio della redazione ne verrano selezionati due che riceveranno in premio l’ingresso valido per due persone per l’anteprima di ‘Milk’ di Gus Van Sant al cinema Apollo di Milano il 22 gennaio alle 21.
Dateci una speranza e noi vi mandiamo al cinema!
“E i ragazzi gay di Altoona, della Pennsylvania, di Richmond, del Minnesota, che fanno coming out e poi ascoltano Anita Bryant (n.d.r. cantante che si scagliava contro i gay) in televisione. L’unica cosa che li fa andare avanti è la speranza. Speranza di un mondo migliore, di un futuro migliore, speranza di un posto sicuro dove rifugiarsi se la pressione in casa diventa troppa. Speranza che andrà tutto bene. Senza speranza non solo i gay, ma anche i neri, gli anziani, i portatori di handicap, noi tutti ci arrenderemmo. E se eleggerete più politici gay, coloro che fino ad ora si sono sentiti privati del proprio diritto di voto riuscirannoad andare avanti. Sarà una speranza per una nazione che si era arresa, perché se ce la può fare una persona gay, le porte sono aperte per tutti”.













