Posts Tagged ‘arte’

La domenica al museo 2: il rogo di von Hohenberg.

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Miniatura da manoscritto raffigurante il cavaliere von Hohenberg e il suo scudiero mentre vengono arsi vivi fuori dalle mura di Zurigo, perché legati da una relazione omosessuale, l’anno di grazia 1482 (Zurigo, Biblioteca Centrale). La pagina appartiene alla cosiddetta Spiezer Schilling, una delle cronache scritte da Diebold Schilling da Berna il vecchio.

Giusto per ricordare a tutti che tanto NOI ci siamo sempre stati, ci siamo sempre amati e che anche se ci si è perseguitati in ogni modo siam qui ancora…

Visita la biblioteca centrale di Zurigo, clikka qui!

La domenica al museo 1: La tomba del tuffatore di Paestum

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L’immagine raffigura due amanti durante un banchetto, e proviene dalla “Tomba del tuffatore”, trovata nel 1968, conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Paestum e datata attorno al 480 a.C.

Sulle quattro lastre che formano le pareti della tomba sono rappresentate scene di banchetto e personaggi in cammino. Il coperchio raffigura un tuffatore in pieno volo. I personaggi dei banchetti, a gruppi di due, sono presentati mentre suonano, gareggiano al cottabo, parlano, amoreggiano.

Prima visita al museo per i bigottoni ignoranti. Giusto per ricordare a tutti che tanto NOI ci siamo sempre stati ed amati… ;)

Visita Paestum, clikka qui!

Il messaggio della buona domenica: arte sacra contemporanea


Filippo Panseca espone a Savona e fa comprensibilmente scandalo. Non sono opere di buon gusto quelle che vanno a costituire una sorta di Pantheon pagano e contemporaneo. Ve le proponiamo con un simpatico sguardo divertito. Un sorriso e un raggio di sole in questa domenica di nuvole. Ora sapete a chi rivolgervi per ogni tipo di grazia.

(fonte: Il secolo XIX)

Qualcosa che non muore


Riflessioni sull’amore, sull’AIDS, sull’arte contemporanea.

Cammini distratto per le strade di una città. New York, supponiamo. È il 1992. Tra il caos metropolitano un manifesto commerciale che non spiega cosa pubblicizzi. Nessuna scritta a commentare né niente. Solo la foto in bianco e nero di un letto sfatto. Da qualche altra parte della città ancora un cartello, ancora un letto sfatto. Questa stessa scena in ventiquattro corners di questa New York. Non è l’inizio di un romanzo, è l’espressione del dolore di un tale Félix Gonzáles Torres. Nato a Guaimaro (Cuba) nel 1957, cresciuto tra Spagna e Porto Rico con un gatto ed una scatola di acquerelli, trasferitosi a trentatre anni negli USA dopo essersi fatto conoscere, tra le altre parti, a Londra e Hannover. Lui ha scattato le foto misteriose. A New York, Félix Gonzáles Torres ha voluto parlare d’amore. E non si è fermato. Ha continuato a parlare d’amore a Los Angeles, Berlino, Hiroshima, fino ad arrivare a Venezia, alla Biennale scorsa, nel padiglione degli Stati Uniti. Anche se a quel punto era morto da undici anni, anche se alla Biennale esponi solo se sei vivo. Venivano mostrati i suoi Landscapes, delle sculture realizzate con delle caramelle che il visitatore era invitato a portare via e mangiarsi. Perché questo era l’amore secondo l’artista, un sentimento a cui non si resiste ma che ti porta via a poco a poco fino a farti scomparire, fin’ad ucciderti. Stesso ragionamento per le sculture con i fogli di carta, stessa partecipazione e stesse riflessioni per lui e per il pubblico. “Il pubblico? Sarò onesto, senza troppi giochi di parole: il mio pubblico era Ross. Il resto della gente viene solo per i miei lavori”. Ross…il compagno di più di cinque anni morto dopo aver amato Félix in tutti quei letti di tutte quelle New York, dopo essere stato vitale come un cibo e dolce come una caramella destinata a morire e far morire con il vuoto. Ross è morto di AIDS nel 1990, Félix sei anni dopo per la stessa ragione. Ma non si è mai arreso e con l’immortalità dell’arte ha affermato la vita, lodato l’amore, ricordato la sacralità della memoria. E ci ha regalato questa poesia dei giorni nostri…

Matteo Stefanìa

Se il British Museum non ha paura…

“Lo storico” – mi dicevano al liceo – “racconta e descrive lo svolgersi degli eventi e le loro connessioni dopo avere dedotto gli elementi necessari dall’analisi, dalla comprensione e contestualizzazione dei documenti e delle rilevanze archeologiche. Fatto questo, è compito dello storico stesso fornire una fondata interpretazione dei meccanismi che sottendono l’agire umano in un determinato contesto”. Bella definizione, vero? Oddio… ritoccabile qua e là una volta presa una laurea in qualche materia umanistica, ma applicabile con facilità a studiosi di qualunque ambito storiografico, dall’evoluzione del texile design nel ’400 allo sviluppo dei pensieri assolutistici del ’900.

Nella mia testa di adolescente, comunque, lo storico questo faceva: ricercava tra cocci e pergamene un sacco di dati affinché io, misero studentello, potessi apprendere dall’omogenizzato cultural-divulgativo dei miei libri di testo come si mossero alcune realtà nel corso del tempo.
A causa però di una pruderie morale degna solo di romanzetti rosa fine ’800, nella mia vita di liceale mi son sempre trovato di fronte ad una totale negazione di una non inconsistente fetta della realtà di cui dovevo essere edotto: in 5 anni di Liceo Classico MAI ho letto un testo poetico greco o latino che lasciasse anche solo sottendere velato riferimento omoerotico, MAI ho potuto vedere opere d’arte che raffigurassero situazioni gay (dalla scena di banchetto della Tomba del tuffatore di Paestum alla Coppa Warren), tantomeno, MAI mi si è fatto capire che Achille e Patroclo fossero qualcosina di più di due buoni amici, o che accanto ad Alessandro Magno stesse il caro Efestione… .
Mi chiedo chissà quali traumi immaginassero me ne sarebbero derivati! E dire che a 15, 16, 17 o 18 anni io ero comunque gay (ma proprio tanto), esattamente come lo sono adesso, né più né meno: semplicemente non lo accettavo. Forse forse, dico io, magari, il sapere certe cosette (che mi dovevan comunque esser veicolate, per il dovuto ossequio di un docente alla verità storica) mi avrebbe aiutato a viver meno peggio. Capire che anche personaggi positivissimi come l’imperatore Adriano avevano avuto un Antinoo e che gli omosessuali non eran solo le solite tragiche maschere proposte una volta all’anno da Rete4 quando ritrasmetteva “Il vizietto” avrebbe potuto tornarmi utile.

Per i miei docenti, insomma, un ragazzo di 15, 16, 17 o 18 anni non era in grado di accettare in fatto che storicamente l’omosessualità poteva godere ed aveva goduto di una considerazione positiva presso civiltà ben più interessanti che la Milano da bere devastata da Tangentopoli

In Italia, questa moralizzazione della storia persiste inalterata in molte scuole, specie in provincia. Nonostante negli ultimi 10 anni l’aria nei confronti degli omosessuali sia cambiata, evidentemente non lo è ancora abbastanza per consentire agli autori dei testi e agli insegnanti di fare sempre il proprio mestiere in modo corretto. Fonti dirette (iscritti al Milk infiltrati nelle proprie classi con scopi sovversivissimi quali mangiare il Mars durante l’ora di Matematica o Greco) me lo confermano. Così non è, però, in Gran Bretagna: trovandomi al British Museum per visitare la splendida mostra Hadrian: Empire and Conflict lo scorso ottobre ho dovuto letteralmente far lo slalom tra scolaresche di ogni genere e grado, che ben silenti seguivano le proprie guide sotto l’occhio vigile dei docenti anche nella notevole sezione dedicata ad Antinoo, manifestamente indicato come “Emperor’s Love” (AMORE dell’Imperatore… e sottolineo la parola “amore”). Questa sezione ospitava, tra l’altro, anche la già citata Coppa Warren, uno degli orgogli del museo londinese, che raffigura chiaramente scene di sesso tenero ed esplicitissimo tra due coppie di amati gay.

Insomma: agli inglesini in visita a quella mostra veniva insegnato che Antinoo non fu un personaggio secondario nella vita di uno dei più grandi uomini dell’antichità, e che egli ebbe quell’importanza proprio in forza dello straordinario amore che Adriano nutrì per lui. Per i curatori della mostra era ovvio dire le cose come stanno: come negare la fortuna del culto di Antinoo, istituito dopo la sua sventurata morte? Non è una cosina da nulla per i risultati che esso determinò nell’arte e nella società d’epoca adrianea…
Per intenderci sulle scelte e i modi di comunicazione usati, guardate semplicemente l’ufficialissimo trailer di presentazione della mostra, accessibile da chiunque on-line sulla prima pagina del sito del museo per mesi e mesi, inserito in apertura di questo post. La vera chicca, però, è questa: un secondo filmato specificatamente dedicato ad Antinoo e all’omosessualità nell’impero, disponibile anch’esso con altri 3 trailer sul sito ufficiale del British, nei DVD di ricordo, ecc…

Sinceramente a Londra non ho visto bimbi suicidi nei lavandini dei servizi igenici, né adolescenti rovinati mangiare pane e Stele di Rosetta, né, tantomeno, ragazzini delle medie che provassero a fracassarsi la testa con i marmi del Partenone dopo esser passati dalla sezione dedicata all’importante storia d’amore tra un imperatore di Roma e un ragazzo della Bitinia. Forse che sbaglino in modo ridicolo gli insegnanti Italiani su questo punto?
Ho come il sospetto (molto vago, chiaramente, perchè significherebbe ammettere di vivere nel paese delle capre legalizzate) che tra gli studiosi e i didatti di una così grande istituzione e i miei docenti del liceo, quelli che san fare il proprio mestiere sian proprio i mangiatori di roastbeef attivi nei musei della perfida Albione e non i cucinalasgne (o meglio cucinapolenta, viste le mie origini) nostrani…

Quanto dovremo aspettare perché si spieghi ai giovani italiani che l’amore (anche quello omosessuale, che è esattamente al pari di quello eterosessuale) può essere uno degli elementi che spinge l’uomo a far grandi cose nella vita personale, nella storia e nell’arte? Dio solo (posto che esista) lo sa! Ma iniziare a non censurare i baci tra cow-boy gay nei film trasmessi in seconda serata sui canali nazionali, secondo me, potrebbe anche essere un piccolo buon inizio…

Genova e il suo festival “diverso”.

Dal nostro inviato speciale al Festival della Scienza Genova, Simone Piuri. L’evento è dedicato quest’anno alla “diversità”. Questo è il primo di una serie di articoli che ci porteranno a conoscere questa importante manifestazione, in cui il mondo gay ha ricevuto ampio spazio.

Forse uno dei temi di più scoppiettante attualità dell’era contemporanea, quello della diversità, è un argomento sempre più discusso e difficile. Per molte epoche essa è stata sinonimo di emarginazione, discriminazione, incomprensione, e in alcune zone del Globo lo è ancora oggi. Pensare che tutto quel che possiamo sapere, comprendere, provare stia tutto nel mondo che noi conosciamo e rappresentiamo, e che questo sia l’unico giusto, è dono di un sistema di convinzioni positive o positiviste di chi ritiene che “questo è il migliore dei mondi possibili” e che tutto “ha una causa per avere poi il migliore degli effetti”, così come viene insegnato nel Candido di Voltaire (uno degli spettacoli portanti del Festival).

Lasciare sempre tutto uguale e tutto al caso, però, produce mostri, morte e rovina, e ti lascia stanco e solo, come Candido, che alla fine sa che tutto ciò non è giusto per vivere. Per questo motivo con questo Festival ci rivolgiamo altrove, alla Cina, alle conquiste dei mari del passato e del presente e delle nuove reti, da Internet a G3 con le tecnologie più innovative per cercare nuovi mondi virtuali.

Dalle realtà diverse lontane passiamo a quelle vicine, quelle che ci circondano e coinvolgono direttamente, con le tematiche dell’omosessualità nel regno animale, dove si mostra che la bisessualità e l’omosessualità in moltissime specie di mammiferi, volatili, e insetti, possano essere non solo comuni ma addirittura più frequenti di un comportamento eterosessuale o la norma di un sistema di gruppo in cui la famiglia è formata da coppie omo e i rapporti sessuali etero sono finalizzati alla sola riproduzione, e che, quindi, non vi è nulla di contro natura nei “diversi”. Spazio è dedicato anche al tema delle fonti energetiche, dove sono state proposte le lucciole alla base di un sistema energetico innovativo, e, seppure il concetto sia stato trattato con molta fantasia, è stata mostrata chiaramente la necessità di tutti di metterci in gioco per rinnovare l’apparato energetico mondiale. Alcune soluzioni innovative sono date dalle sezioni “Plasticopoli”, con la sensibilizzazione alla raccolta differenziata, “Il Mondo del Cloro” e “Depuratori”.

Altri mondi sono quelli della luce, il regno dei sensi, ossia la capacità di discriminare tra odori, sapori, impulsi diversi, e quello della matematica, dove si sottolinea sempre di più l’importanza di classificare gli “oggetti” che si conoscono, ribadendo il metodo di catalogazione, e di cercare soluzioni “parallele” a problemi complessi.

Le strade della diversità sono tante e spingersi oltre nell’analisi è stato, per il Festival ed i suoi organizzatori, un gesto di coraggio ed innovazione, ma il coraggio premia, e di sicuro tutto ciò ci ha aiutato a capire, a pensare, a provare qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.

Simone Piuri

VOLETE CONOSCERE POPPEA?

Sono stato incaricato di parlare di una delle prossime iniziative cui parteciperà (nel suo piccolo) il nostro oramai caro e affezionatissimo circolo di cultura omosessuale: la rappresentazione, in anteprima mondiale, de “L’incoronazione di Poppea” eseguita dal celebre ensemble La Venexiana in occasione del World Aids Day (1 dicembre, per chi non lo sapesse). Questo evento è organizzato da ASA grazie al contributo di alcuni generosi sponsor (BPM, la Provincia di Milano, il CIG-Arcigay Milano, Pier pour hom, Notiziegay.com), e grazie all’appoggio e al lavoro comune e coordinato di istituzioni e associazioni milanesi (la Provincia, l’Assesorato alla salute del comune, il Milk, Lila Milano, Anlaids Lombardia, Matrici Culturali, Musica Reservata).

Un melodramma barocco potrebbe apparentemente destare l’interesse solo di un pubblico ristretto, di nicchia; io sono convinto che, in realtà, ciascuno di noi possa trovare in questa iniziativa un motivo per esserci. Anzitutto i proventi ricavati dalla serata saranno interamente utilizzati dall’ASA (Associazione Solidarità Aids) per un progetto di accompagnamento dei malati di hiv. Una buona causa, quindi. ASA è accanto ai sieropositivi e alle loro famiglie dal 1985, ed ha all’attivo numerosissime iniziative di sensibilizzazione e sostegno pratico e psicologico (www.asamilano.org).

Inoltre, numerose scelte “audaci” (l’ambientazione della regia nel Giappone del dopoguerra, in cui erano mescolati oriente e occidente, con l’allusione a note scene di film hollywoodiani, tanto per fare un esempio) renderanno sicuramente non solo questo spettacolo piacevole, ma sapranno intrigare e appassionare anche chi per la prima volta si accosta al mondo dell’opera.

E ancora, se questo non dovesse essere sufficiente per stuzzicare il vostro interesse, parliamo dei temi de “L’incoronazione di Poppea”, ancora oggi attualissimi, ovvero Sesso e Potere. La trama considera, a differenza di Renato Zero, una serie di triangoli (non necessariamente sessuali…): anzitutto quello tra Poppea, Nerone e Ottone, e poi quello tra Ottone, Drusilla e Poppea, la quale, sfruttando l’amore dell’imperatore, riuscirà a diventare imperatrice ai danni di Ottavia, legittima moglie di Nerone. Potrebbe quindi trattarsi per alcuni di una alternativa nuova agli ormai imminenti show defilippiani, anch’essi ad alta concentrazione di “Poppee”.

I pregi di questo spettacolo sarebbero ancora tanti da elencare (ad esempio i numerosi siparietti comici ricchi di doppi sensi a sfondo sessuale, che non guastano mai) ma per ora preferiamo lasciarvi così, con questo breve assaggio, anche se il primo dicembre non è lontano. Sappiate, comunque, che torneremo ancora a parlare di Poppea prossimamente. Intanto, per i più curiosi, ecco l’indirizzo del sito internet del’evento: http://www.poppeamilano.it/.

I biglietti di ingresso (da 40, 28 e 16 euro) sono in vendita da lunedì 20 ottobre presso:
Pier pour hom, viale Gorizia 14. Tel.: 02.89075230. Dal Martedì al Sabato, dalle ore 11.00 alle 19.30.Domenica e Lunedì dalle ore 14.00 alle 19.00.
ASA, via Arena 25. Tel.: 02 58107084.Dal Lunedì al Venerdì, dalle ore 15.30 alle ore 18.30.

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