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Qualcosa che non muore

Riflessioni sull’amore, sull’AIDS, sull’arte contemporanea.
Cammini distratto per le strade di una città. New York, supponiamo. È il 1992. Tra il caos metropolitano un manifesto commerciale che non spiega cosa pubblicizzi. Nessuna scritta a commentare né niente. Solo la foto in bianco e nero di un letto sfatto. Da qualche altra parte della città ancora un cartello, ancora un letto sfatto. Questa stessa scena in ventiquattro corners di questa New York. Non è l’inizio di un romanzo, è l’espressione del dolore di un tale Félix Gonzáles Torres. Nato a Guaimaro (Cuba) nel 1957, cresciuto tra Spagna e Porto Rico con un gatto ed una scatola di acquerelli, trasferitosi a trentatre anni negli USA dopo essersi fatto conoscere, tra le altre parti, a Londra e Hannover. Lui ha scattato le foto misteriose. A New York, Félix Gonzáles Torres ha voluto parlare d’amore. E non si è fermato. Ha continuato a parlare d’amore a Los Angeles, Berlino, Hiroshima, fino ad arrivare a Venezia, alla Biennale scorsa, nel padiglione degli Stati Uniti. Anche se a quel punto era morto da undici anni, anche se alla Biennale esponi solo se sei vivo. Venivano mostrati i suoi Landscapes, delle sculture realizzate con delle caramelle che il visitatore era invitato a portare via e mangiarsi. Perché questo era l’amore secondo l’artista, un sentimento a cui non si resiste ma che ti porta via a poco a poco fino a farti scomparire, fin’ad ucciderti. Stesso ragionamento per le sculture con i fogli di carta, stessa partecipazione e stesse riflessioni per lui e per il pubblico. “Il pubblico? Sarò onesto, senza troppi giochi di parole: il mio pubblico era Ross. Il resto della gente viene solo per i miei lavori”. Ross…il compagno di più di cinque anni morto dopo aver amato Félix in tutti quei letti di tutte quelle New York, dopo essere stato vitale come un cibo e dolce come una caramella destinata a morire e far morire con il vuoto. Ross è morto di AIDS nel 1990, Félix sei anni dopo per la stessa ragione. Ma non si è mai arreso e con l’immortalità dell’arte ha affermato la vita, lodato l’amore, ricordato la sacralità della memoria. E ci ha regalato questa poesia dei giorni nostri…
Matteo Stefanìa
Economia amorosa
Visto il periodo di crisi che stiamo attraversando, lasciamo stare gli argomenti pesanti, che ci fanno sprofondare nel baratro della depressione, e sproloquiamo leggermente… lasciamo quindi che per un po’ inutili speculazioni ci anestetizzino la mente: parliamo d’amore, alla maniera di Moccia.
Tutti hanno sempre avuto qualcosa da dire a riguardo: filosofi, poeti e scrittori hanno saturato l’argomento, eppure nessuno ancora ne ha avuto abbastanza.
Vi dirò quindi quello che non troverete mai scritto su nessun bacio perugina: l’amore è come l’economia. E infatti le crisi amorose di una sola persona sono come la borsa di New York: influenzano tutti i suoi conoscenti, i quali ne risentono per mesi e mesi ancora.
Così come in Economia, anche in Amore troviamo diverse tipologie di espressione: alcuni vivono un amore di sussistenza, sopravvivono solo grazie a quello e lasciano perdere il resto; altri fanno un investimento e si aspettano che, come i diamanti, anche l’amore sia per sempre. Poi c’è chi pratica i latifondi dell’amore, perché così può contare sulle corvèe di più braccianti (diciamo così…). Non dimentichiamo chi pratica infine una specie di rotazione triennale, cambiando “amore” con una certa naturale regolarità.
Infine menzioniamo anche i due grandi blocchi antagonisti: l’Amore Capitalista, quello di chi favorisce e incentiva la libera concorrenza fra gli spasimanti, e l’Amore Socialista, che possiamo sintetizzare con lo slogan “Calma Gente, ce n’è per tutti”.
Per dimostrare che quanto dico ha un concreto riscontro sulla realtà, ecco un po’ di esempi: Marco Masini appartiene al Terzo Mondo Amoroso, infatti canta “bella stronza”, Britney Spears pratica l’usura dell’amore, che vende a interessi alti, mandando molti “imprenditori” sul lastrico e facendoli diventare compagni di Masini.
E questo è il famoso Triangolo Commerciale.
Le immagini sono state utilizzate a scopo di critica a norma dell’articolo 70 legge 22 aprile 1941 numero 633 e successive modifiche. Le suddette immagini appartengono ai relativi proprietari.
Insieme per tutta la vita, anzi oltre
Facciamo un gioco. So che vi piacciono. È un’associazione di idee: se vi dico “Rimini” cosa vi viene in mente?
Piadina, bravi… balera, esatto… poi? Mmm dopo i bagnini e le discoteche etero? Ehm no quello non lo posso scrivere, mi censurano… forza, dai un ultimo sforzo… cedete?
Beh dovete sapere che a Rimini in questi giorni è stata accolta una proposta della sinistra radicale: sia chiaro, non è questa la notizia, per quanto clamoroso sia l’evento, che voglio raccontarvi, ma il contenuto della richiesta.
Le “coppie di fatto” che ad oggi ricevono ben poche garanzie da parte dello stato, nel comune di Rimini potranno però godere di un particolare privilegio: essere tumulate in spazi attigui.
Con l’investimento preventivo e che si spera sia al più lungo termine possibile, acquistando i loculi è possibile che due persone non unite dal matrimonio ma dall’affetto, siano anche dello stesso sesso, almeno al cimitero “vengano equiparate alle coppie sposate”.
Insomma tutto questo se non in vita, almeno nella morte. E poi guai a chi mi dice che nell’aldilà non c’è giustizia!
Mi rimane qualche dubbio: che cosa serve, oltre ai loculi di proprietà? “Basta semplicemente la stessa residenza anagrafica” recita il comunicato: semplice, sembrerebbe!
Ora ci attendiamo una protesta del comitato becchini cattolici e del sindacato dei giardinieri che hanno fatto l’obiezione di coscienza. Si accettano anche i ricorsi delle PBI (Perpetue Bigotte Italiane) e del CSD (Comitato Salvaguardia Defunti) infastidito da una “scomoda vicinanza”.
Noi, dal conto nostro, siamo qui, in attesa e col sorriso, pronti a riportarvene notizia. Alla prossima.
Parole I sepolcri – Foscolo
Note Two Hearts – Phil Collins




