Lady Oscar à la russe!

Domandina: ve la ricordate la bella bimba “con biondi capelli e rose di guancia”? “Il buon padre voleva un maschietto, ma, ahimé!” era nata lei? Ovviamente sì: ve la ricordate eccome. Ecco, bene. E se vi dicessi che un personaggio storico straordinariamente simile a “madamigella Oscar” nonché cronologicamente a lei molto vicino è realmente esistito?
La fanciulla in questione, però, visse più tardi, in epoca imperiale, e non era una francese, bensì (udite udite!) una russa. Il suo nome era Nadežda Andreevna Durova (nel dipinto qui a lato). Nata nel 1783, figlia di un maggiore dell’esercito, crebbe nell’ambiente militare, come bambinaie ebbe gli attendenti di campo del padre e alle bambole preferì i fucili. Scarichi, s’intende.
Leggenda vuole (e in Russia ogni leggenda può essere Storia e viceversa) che la madre, isterica, gettò la figlioletta neonata fuori dallo sportello della carrozza di famiglia e che da adolescente, la ragazza riuscì ad addomesticare da sola un cavallo ritenuto indomabile. Quel che è certo è che raggiunta la maggiore età, la fanciulla sposò un magistrato di provincia cui diede un figlio. In altre parole, le toccò il destino comune a tutte le donne della sua epoca e del suo censo.
Contrariamente alla quasi totalità delle dame ottocentesche di cui s’abbia notizia, però, la Durova nel 1805, a soli tre anni dalle nozze, abbandonò di punto in bianco marito e pargolo, decisa ad intraprendere la carriera militare. E per farlo, naturalmente, dovette travestirsi da uomo. Sotto il falso nome di Aleksander Sokolov, la Durova entrò nell’esercito e partecipò alla campagna di Prussia del 1806-1807. Successivamente, guadagnatasi ormai la curiosità dei contemporanei e una notevole fama in patria, “Lady Aleksander” combatté nelle battaglie di Smolensk e della Moscova del 1812 contro l’esercito di Napoleone. So cosa i più romantici tra i lettori si staranno chiedendo: e la Corte? I balli? I pizzi e i merletti? Mi spiace: non ce ne sono.
La storia della soldatessa vestita da uomo giunse ovviamente fino a San Pietroburgo; dove, però, non c’era nessuna svenevole e sessualmente insoddisfatta Maria Antonietta, bensì il pio zar Alessandro I che insignì la Durova della carica di Luogotenente di un reggimento ussaro e le concesse una sorta di dispensa speciale per vestire da uomo. Dai tempi della sua fuga dal marito, la Lady Oscar russa non avrà mai altre relazioni note con uomini, mentre nelle sue memorie lascia velatamente intendere la natura sentimentale dei propri rapporti con alcune fanciulle incontrate nella sua carriera militare.
Ai nostri occhi (e son passati due secoli tondi) questa donna appare senz’altro come una figura anarchica, indipendente, addirittura moderna! Per i suoi contemporanei, invece, fu solo una donna stravagante e una valorosa patriota, successivamente celebrata in alcuni film e opere teatrali: l’omosessualità (comunemente praticata) e il travestitismo costituivano tutt’al più un argomento di conversazione da salotto. Salotto di Versailles o di Pietroburgo, fa lo stesso.
Maurizio Diego





La storia, la letteratura, il cinema, i manga sono pieni di personaggi che hanno rotto lo stereotipo di genere.
Ne parla ampiamente, sul piano storico, il libro “TransAzioni” di Mary Nicotra, che, parlando di transgenderismo f to m, si sofferma sul transgenderismo nella storia.
Esaminando i personaggi storici di biologia femminile che hanno vestito panni maschili, si possono individuare molteplici motivazioni.
- lesbismo: in una società binaria ed eteronormativa, l’unico modo di rendere socialmente accettabile un legame omosessuale era quello di riprendere sotto ogni aspetto le dinamiche di una coppia eterosessuale, comprendendo il “sacrificio” da parte di una delle due partner di una vita al maschile.
Per chi ha studiato i sistemi sociali e legali dell’epoca, non sarà difficile comprendere che era piuttosto “semplice” cambiare identità.
Se qualcuno volesse approfondire, nel 2009 è uscito un film chiamato “Viola di mare”, tratto dal libro “Minchia di re”, che prende il nome da un pesce del mare siciliano che cambia sesso per accoppiarsi. La narrazione si sviluppa sulla storia di due ragazze lesbiche che, per nascondere la vergogna del loro amore, sfruttano l’influenza nell’isola del padre di una delle due per convertire l’identità della ragazza e rendere possibile anche il matrimonio.
- rifiuto del ruolo di genere femminile: in passato la società era fortemente radicata sul binarismo dei ruoli di genere.
Alcuni personaggi, di diversi orientamenti sessuali, sceglievano di vivere secondo dinamiche di ruolo maschili.
Un esempio eterosessuale è quello della regina Elisabetta I, nota anche come Virgin Queen. Un altro esempio in cui vi era una scelta di castità e di vita al maschile è quello di Giovanna D’Arco.
E’ noto un personaggio, non storico ma quasi leggendario, passato alla storia come Papessa Giovanna, che sarebbe arrivata al pontificato sotto mentite spoglie e avrebbe addirittura partorito durante una processione.
Vi sono numerosi esempi di travestitismo finalizzato all’arruolamento da parte di numerose donne, spesso russe.
Alcune di esse hanno seguito in battaglia i mariti, sotto mentite spoglie.
- transgenderismo: a causa della mancanza di documentazione, diventa difficile associare o meno a questi personaggi intenzioni trans-gender, ovvero è difficile determinare se in questi personaggi vi era un’identificazione col genere maschile a livello di “identità di genere”.
Il travestitismo da donna a uomo è oggetto d’attenzione in molti film pseudo-storici dalla scarsa ricostruzione storica.
Nel film uscito nel 2009 “Sherlock Holmes” la presunta moglie di Sherlock, dalle ambizioni investigative, vestiva panni maschili talvolta. Simili personaggi appaiono nel film “Casanova” e nel film “Il mercante di Venezia”, o il noto personaggio femminile di “Sheakspeare in Love” che, per recitare in un’epoca in cui era vietato alle donne, veste panni maschili per poi intraprendere una relazione con il regista.
C’è da sottolineare comunque un certo interesse di pubblico verso questa tipologia di personaggio.
Il travestitismo f to m è ripreso anche dal filone Manga e Anime soprattutto anni 80.
Questo “feticismo” per questo genere di figure è spiegato dalla tradizione giapponese che apprezza l’ambiguità e l’androginia (derivante dalla cultura Bishounen).
Il personaggio più noto in tal senso è Lady Oscar. Simili personaggi sono “La Principessa Zaffiro”, “La Stella della Senna”, il personaggio Aramis nell’anime “D’Artagnan”, Marian nell’anime “Robin Hood”, Georgie nell’omonimo anime, travestitasi da giovane marinaio per partire in nave verso l’Europa, Sailor Uranus in “Sailor Moon”.
Questi personaggi spesso sono “vittime” di equivoci e spesso attirano l’attenzione di altri personaggi: donne eterosessuali o uomini confusi nel sentirsi attratti da essi.
Un personaggio che differisce e che viene considerato “GenderBender” è “Ranma 1/2″, ragazzo che a causa di una maledizione ogni volta che si bagna con acqua fredda diventa una ragazza, scatendando una serie di scambi di persona, equivoci ed episodi frivoli.
Il manga queer per eccellenza, censurato pesantemente in italia, rimane “Sailor Moon”, soprattutto le ultime serie. Presenta molti personaggi omosessuali donne e uomini e dei personaggi, nell’ultima serie, che vivono travestiti da cantanti uomini di giorno, ma si trasformano poi in guerriere Sailor. Si tratta di personaggi Trans-sessuali nel vero senso della parola.
Infine da non dimenticare la pubblicità, che ha sfruttato il fascino dell’androginia e dell’ambiguità per sviluppare la tematica.
In particolare le pubblicità della Campari Red Passion si muovono in questa direzione, tanto che molti hanno pensato che il pubblicitario della Campari potesse essere una persona Queer.
Storica è la pubblicità in cui, ello scenario di una festa mondana, si vede una bellissima donna allontanarsi verso camere private e un donnaiolo di origini orientali la nota e la segue.
Nella parte finale della pubblicità vi è la rivelazione: si tratta di due personaggi “travestiti”. Sotto le sembianze del play boy orientale vi è una donna col petto fasciato e i capelli raccolti. Di contro la bellissima ragazza mostra un petto nudo piatto denunciando la sua natura di uomo biologico.
In altre pubblicità della Campari appaiono personaggi bisessuali. Per esempio in una pubblicità un uomo e due donne presentano lo stesso graffio come ricordo di una notte di passione.
Nath
io metterei anche il tag “trans” ^_^
Io non ne sarei così convinto, se davvero è così importante dare una classificazione rigida. Storicamente parlando non possiamo applicare una categoria moderna ad un soggetto così dubbio (dubbio nel senso che non potremmo mai parlare con la Durova e chiederle cosa prova, le fonti sono indirette): storicamente, comunque, il lesbismo a questa altezza cronologica si era già manifestato in più occasioni (ed ha un preciso senso nel modello sociale del ’700 che ciò avvenga in questo modo, attenzione!) in casi simili.
Ricordiamoci sempre che ogni epoca ha un modo differente per esprimere fenomeni (quando essi si potevano eccezionalmente esprimere, chiaramente): spesso le nostre realtà (come altre) si incarnarono sotto spoglie che a noi sembrano indicare una cosa, ma che nel momento specifico significavano altro. Se guardate ad esempio le fotografie dei locali lesbici di Berlino negli anni ’20 del XX secolo vedrete che buonissima parte delle persone presenti vestono abiti maschili. Che erano? TUTTE transgender con tendenza gay? Oppure semplicemente quella era una formula sociale attraverso cui esprimere il lesbismo? Buona la seconda, signore mie
Si stefanino hai ragione…infatti l’ho anche scritto
“In alcuni casi, come in quello indicato nel post, la causa era quella di giustificare e rendere socialmente accettabile un amore omosessuale. [....]
Se qualcuno volesse approfondire, qualche mese fa è uscito un film chiamato “viola di mare”, [...] narra di due ragazze lesbiche che, per nascondere la vergogna del loro amore, sfruttano l’influenza nell’isola del padre di una delle due per convertire l’identità della ragazza e rendere possibile anche il matrimonio”
Onestamente quel film era molto in voga tra gli ftm ma io ho scritto subito nei vari forums che non c’era assolutamente un caso di disforia di genere.
Che poi, lella, trans, travestita o che altro…questa tizia aveva le contropalle!
Un libro MOLTO interessante su tutta la questione è
” Svestite da uomo” di Valeria Palumbo.
In esso vengono davvero ben spiegate tutte le motivazioni per cui una donna sentiva o era obbligata a travestirsi o indossare i panni maschili,
certo qualcuna lo faceva per ribellione,
qualcuna perché sì, l’abito maschile si confaceva ai sui gusti,
qualcun’altra per nascondere il proprio amore omosessuale tanto inviso ieri come oggi,
ma c’era anche una larga parte di donne che hanno scelto di vestirsi da uomo per il semplice fatto che
l’uomo in periodi addietro al nostro era sicuramente più libero in ogni campo,
dal lavoro all’istruzione,
dalle armi alla politica,
quindi parlare secondo
me di un vero transessualismo o transgenderismo forse non è proprio azzeccato, ma questo a mio parere
Ciao a tutte e tutti, che bellissima e interessante partecipazione conversazione riferito a questo post. Io personalmente concordo a pieno in quello che dice Stefano Aresi, che bisogna ricordarsi sempre che ogni epoca ha un modo differente per esprimere fenomeni, e che noi oggi a distanza di anni e o secoli non possiamo presumere e associare certi comportamenti al transessualismo e o al transegendersmo nonostante siamo riusciti a rielaborare il genere….
Grazie Antonia. Penso di leggere il libro consigliato da Alessia per farmi un’idea precisa.